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PER EDITORIALI

La festa di una cosa che non c’è

di Stefano Leone

Oggi è il Primo Maggio, Festa del Lavoro, Festa dei Lavoratori. Non vogliamo cadere nella tentazione di imbastire noiosi pistolotti sull’origine e la provenienza di questa festa. Vogliamo invece sottolineare come, questa giornata, nata con nobili intenti, sia diventata anacronistica, fuori luogo, fuori dal tempo insomma, quasi una presa in giro. Già da qualche giorno politici e sindacalisti (questi ultimi ormai, diventati come la neve a Ferragosto), si riempiono la bocca con l’annuncio di concertoni, concertini, marce, marcette. Si sprecano roboanti discorsi sul lavoro, sui lavoratori, sull’importanza del lavoro. Verrebbe da dire alla romanesca maniera: ma de che? Questa giornata è diventata come la festa delle margherite il giorno di Natale, oppure come la festa dell’uva a carnevale. Si festeggia una cosa che non c’è. Il lavoro. Siamo costretti tutti i giorni a riferire di aziende che chiudono, lavoratori che perdono il lavoro, 60enni che non riescono ad andare in pensione e 35enni che sono ancora disoccupati e senza prospettive. Però abbiamo la festa del Lavoro, la festa dei Lavoratori. E se al posto di festeggiare il lavoro che non c’è, festeggiare i lavoratori che sono sempre meno, politici e sindacalisti ai discorsi e ai luoghi comuni sostituissero azioni per ridare dignità alle persone con ciò che le rende veramente libere: il lavoro. Allora si, si potrà festeggiare e dire: buon Primo Maggio.