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Brava Lorenza

NELLA RUBRICA “LA STORIA DELLA SETTIMANA” E’ STATA SCELTA LA STORIA DI LORENZA CARUCCI DI ALBEROBELLO

di Stefano Leone

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Il calcio è notorio sia lo sport nazionale del nostro Paese che entusiasma e avvilisce, osanna e fa imprecare, fa fermare l’Italia e la fa disperare. Ma il calcio può essere, molto spesso, veicolo di diffusione per passioni, amori, affetti che, dal calcio, passano alla sfera individuale di una persona. Altrettanto notorio è il fatto che, a fronte di pochi ai quali il calcio non suscita sentimenti, (ma in modo mai confessato anche costoro si fanno coinvolgere dai grandi eventi del pallone), per il resto la passione avvolge ineluttabilmente ogni genere di persona senza distinzione di età, genere o convinzioni. Dicevamo che il calcio a volte può essere anche l’aspetto preponderante dal quale parte l’amore, ad esempio l’amore per un genitore. L’amore per un padre che, da sempre innamorato dei colori della propria squadra, li infonde nella figlia attraverso l’immemore gioco affettivo fra padre e figlia o figlio. E’ il caso di Lorenza, una giovanissima alberobellese che momentaneamente per motivi di studio vive lontano da Alberobello ma questo non le impedisce di coltivare ancor di più l’affetto e l’amore per un genitore anche se veicolato attraverso la passione del calcio. Accade così che, all’interno del sito ufficiale della squadra di calcio del Milan, ACMilan.com ha una rubrica nella quale ospita, ogni settimana, una storia legata all’amore per la squadra rossonera, da parte dei lettori. La rubrica si chiama “La storia della settimana” e, ogni settimana raccoglie le storie scritte, appunto, dai tifosi e ne viene scelta una da pubblicare, su acmilan.com come ennesima prova d’amore da parte dei tifosi per il Diavolo. Questa settimana, ACMilan.com, ha scelto di pubblicare la lettera di Lorenza Carucci la quale, partendo dai ricordi di bambina, accarezza con il suo racconto l’amore per i colori rossoneri ma, in modo ancor più marcato, l’amore per suo padre artefice e protagonista nell’aver plasmato la sua passione e la sua vita. Nel motivare la pubblicazione, ACMilan.com scrive testualmente:

Abbiamo scelto la storia di Lorenza Carucci perché è una storia piena d’amore rossonero. Una lettera di passione e di elogio, un inno al lavoro e al sacrificio, un modo per dire semplicemente grazie al suo papà milanista. Brava Lorenza”.

Eh si, brava Lorenza; brava nell’aver saputo con delicatezza affermare attraverso lo sport due amori. Questo il testo della storia raccontata da Lorenza.

“Per me Milan significa da sempre papà. Per anni i gol di “Smoking Bianco”, gli assist di “Willy Wonka” e le punizioni di “Trilli Campanellino” sono state le campane a festa delle domeniche in casa mia. In quegli anni, il mio amore per il Milan era un amore indiretto: era il mio amore di bambina per mio padre ed era l’amore di mio padre per quei colori, per quella maglia e per la gloria che essa evocava. Un giorno qualcosa è cambiato. Sedevo, come sempre, accanto a mio papà in attesa che iniziasse la partita. Notavo in lui un’ansia insolita. Era il 23 maggio 2007. Non capivo perché fosse più agitato del solito: il Milan era imbattibile, lui me lo diceva sempre! Papà mi disse che quella gara ci avrebbe condotti sul tetto del mondo e, infatti, mi accorsi che non era come le altre. C’era qualcosa di diverso nell’aria. Fu una sfida infinita, per la prima volta rimasi attaccata allo schermo col fiato sospeso fino alla fine. Quella notte di maggio fu una serata speciale: capii che essere milanista era più che semplice fede calcistica, era uno stile di vita, perché essere milanista significa avere una mentalità vincente e combattiva. Il giorno dopo mio padre rientrò a casa con una bandiera rossonera e, dopo averla fissata alla ringhiera del balcone, mi disse: “Vedi Lory? Ora siamo sul tetto del mondo!”.  Sono passati 11 anni da quel giorno, oggi vivo lontana 1000 km da casa mia ma ogni domenica, quando scende in campo il Milan, io sento il profumo di mio padre accanto a me e mi piace aspettare il suo messaggio o la sua telefonata per esultare insieme. A quelli che “tanto è solo un gioco” dico che il calcio può essere molto altro: insegna a darsi una mano sempre, perché la vita è un gioco di squadra e nessuno porta a casa il punto decisivo senza un assist vincente. Il Milan per me è ancora oggi mio padre, è l’odore di casa ed è la speranza che i miei figli, un domani, si innamorino di questi colori, un po’ come è successo a me, all’improvviso!”.